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Decreto Rinnovabili, nuovi sviluppi.

È stato convocato per stamani, 15 Marzo, il tavolo tra Governo e operatori del settore per la definizione delle istruzioni ministeriali che daranno attuazione al Decreto Rinnovabili.

Certezza del diritto e sostegno alla ricerca in un comparto che nonostante la crisi resta trainante per l’Italia, sono le proposte di maggior rilievo avanzate dagli addetti ai lavori.

All’incontro, annunciato dal Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani, parteciperanno i Ministri dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e dell’Agricoltura Giancarlo Galan, i rappresentanti del settore bancario, le aziende attive nel comparto dell’energia rinnovabile, gestori di rete e associazioni dei consumatori.

I rischi

Come già lamentato dagli addetti ai lavori, il clima di incertezza causato dal decreto potrebbe mettere a rischio molte imprese che, confidando sugli incentivi del Terzo Conto Energia, che doveva rimanere in vigore fino al 2013, hanno avviato piani di sviluppo chiedendo finanziamenti alle banche.

Il decreto “rinnovabili” ha invece limitato gli incentivi agli impianti che entreranno in esercizio entro il 31 maggio 2011. Situazione che ha provocato l’annuncio di sospensione dei finanziamenti da parte delle banche, con pesanti ripercussioni non solo in termini occupazionali, ma anche di rispetto degli impegni presi con l’Unione Europea per la riduzione dei gas serra. In questi giorni, inoltre, Bruxelles ha presento una Roadmap che prevede di portare dal 20% al 25% la riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2020.

RICORDIAMO I VANTAGGI DEL FOTOVOLTAICO !!!

a) Il fotovoltaico ha raggiunto in poco più di 2 anni una quota del fabbisogno di energia elettrica nazionale pari a circa il 3%: nessun altra tecnologia energetica è in grado di raggiungere simili obiettivi in così breve tempo e con così ampio consenso popolare.

Inoltre il fotovoltaico produce nei pressi del punto di consumo, riducendo drasticamente le perdite di trasporto dell’energia elettrica che nel 2009 hanno coperto il 10% circa della produzione di elettricità nazionale;

b) Il fotovoltaico è la fonte energetica distribuita per eccellenza e proprio per questo ha consentito la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro.

Molte aziende avrebbero chiuso e mandato a casa migliaia di persone se non ci fosse stato il Conto Energia, che ha quindi permesso di risparmiare miliardi di Euro alle casse dello Stato in casse integrazione evitate;

c) Non è vero che i soldi del Conto Energia vanno soprattutto ad aziende straniere:

- è vero che i moduli fotovoltaici arrivano soprattutto dall’estero (semplicemente perché lo Stato non ha supportato le aziende produttrici, diversamente da quanto avvenuto in altri paesi, una filiera industriale nazionale, oggi limitata a un 10% circa del totale), ma gli stessi moduli sono distribuiti da aziende soprattutto italiane che garantiscono occupazione e tasse in Italia;

- tutti gli altri componenti sono costruiti in gran parte in Italia: inverter, strutture di supporto, cavi, quadri elettrici, recinzioni, sistemi di monitoraggio, pari a oltre il 55% del costo totale d’impianto;

- esiste un indotto importantissimo: componentistica per la produzione dei materiali sopra citati (moduli inclusi: in Italia esistono alcune aziende leader mondiali di produzione di macchinari per la produzione di celle), studi tecnici e legali, trasporti, agenzie di marketing e comunicazione, imprese edili e molto altro ancora;

- la stragrande maggioranza degli impianti fotovoltaici che beneficiano del Conto Energia ha come soggetto responsabile degli italiani. Nessuno ha sinora reso pubblico alcun dato sulla quota di soggetti stranieri che beneficiano del Conto Energia, ma chi opera nel settore sa bene che la maggioranza dei proprietari di impianti fotovoltaici è italiana;

- il Conto Energia ha consentito lo sviluppo di aziende italiane che stanno aprendo filiali all’estero: l’Italia non è terra di conquista, ma è paese in grado di esportare tecnologia e know-how;

d) Con gli 8.000 MWp del primo obiettivo, ormai prossimo al raggiungimento, le tasse pagate dagli operatori del settore (sugli utili e sul personale) ammonteranno in totale a circa 2 miliardi di Euro, mentre le tasse pagate dai soggetti responsabili degli impianti ammonteranno a circa ulteriori 0,5 miliardi di Euro a fronte di costi previsti in bolletta di circa 7 miliardi di Euro .

Il bilancio migliora se si considerano le multe evitate (dalla Comunità Europea) per le minori emissioni di CO2 rese possibili dalla diffusione del fotovoltaico su così larga scala.

In prospettiva i costi saranno sempre minori grazie:

- alle graduali riduzioni delle tariffe per i nuovi impianti;

- al fatto che le tariffe, non aggiornandosi con l’inflazione, ridurranno moltissimo il loro valore reale negli anni;

- al consolidamento del settore industriale italiano del fotovoltaico che proseguirà a versare annualmente all’erario ingenti somme, anche per il possibile sviluppo all’estero delle nostre aziende, molte delle quali sono già leader a livello internazionale. Tale sviluppo all’estero sarà possibile se e solo se si garantirà la continuità del quadro normativo.

Il costo in bolletta sarà quindi di circa 28 Euro/anno a famiglia, ma il costo reale sarà meno di 10 Euro/anno grazie agli introiti a favore dello Stato (quindi della medesima collettività).

C’è quindi spazio per arrivare tranquillamente a 20.000 MWp e oltre, anche perché tra breve sarà possibile installare impianti fotovoltaici con tariffe incentivanti molto minori alle attuali.

E con 20.000 MWp di fotovoltaico avremo garantito l’8% circa di copertura del fabbisogno totale annuale d’Italia.

Gli italiani hanno pagato dal 1992 a oggi cifre ben superiori per supportare la produzione elettrica da fonti assimilate, spesso inquinanti e sempre con giganteschi guadagni per pochissimi.

Negli ultimi 9 anni ben 33 miliardi di Euro!

Il fotovoltaico va invece a supportare migliaia di società che operano nel settore e centinaia di migliaia di autoproduttori (a oggi siamo già a 200.000!).

 

 

 

 

 

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