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Emissioni Globali, la lotta ai cambiamenti climatici ed ai gas Serra

«I paesi più vulnerabili hanno meno capacità di proteggersi. Sono anche quelli che meno contribuiscono alle emissioni globali di gas serra. In assenza di provvedimenti, saranno loro a pagare un alto prezzo per le azioni altrui»

Kofi Annan (2007)

Il cambiamento climatico è una «Miscela diabolica» che potrebbe creare pericolosi vuoti di sicurezza e che dobbiamo affrontare un chiaro pericolo, che non solo esacerba le minacce, ma è in sé una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali.

Ban Ki-moon (2011)

Testi e sunti tratti da : “Profughi Ambientali: Cambiamento climatico e migrazioni forzate” di LEGAMBIENTE 06/2012

Gli effetti del riscaldamento globale, come desertificazione, siccità, scioglimento dei ghiacciai e crescita del livello del mare o eventi climatici estremi come inondazioni e uragani, sono da tempo una drammatica realtà in molti Paesi nel mondo. Intere popolazioni sono vittime dei cambiamenti climatici e molte persone sono costrette a migrare, abbandonando i propri territori.

Ma cosa causa il riscaldamento globale ?

L'effetto serra è il processo attraverso il quale l'assorbimento e l'emissione di radiazioni infrarosse da parte dei gas presenti nell'atmosfera porta al riscaldamento della superficie del pianeta e delle parti più basse dell'atmosfera. E’ un fenomeno naturale e necessario per permettere alla superficie terrestre di avere delle temperature adatte alla vita, in particolare quella umana.

L'attività dell'uomo, già dalla rivoluzione industriale, ha incrementato l'ammontare di gas serra nell'atmosfera incidendo sull'incremento di forzante radiativo. La concentrazione di CO2 e metano ha subito un incremento rispettivamente del 36% e del 148% dal 1750. Queste concentrazioni sono le più alte degli ultimi 650.000 anni, periodo che è misurabile in base ai dati estratti da carotaggi nel ghiaccio. Tale incremento di circa 2 ppm all'anno è legato principalmente all'uso di combustibili fossili . Negli ultimi 150-200 anni, a partire dalla rivoluzione industriale, la combustione dei giacimenti fossili ha invertito il processo avvenuto durante il periodo carbonifero liberando grandi quantità di anidride carbonica (circa 27 miliardi di tonnellate all'anno).

Nell'arco delle ultime tre decadi del XX secolo, la crescita del PIL procapite e la crescita della popolazione sono stati i volani dell'aumento della emissione di gas serra.

L'incremento della CO2 dovuto alle fonti fossili verrebbe amplificato dal conseguente surriscaldamento degli oceani. Le acque marine contengono disciolta una grande quantità di CO2 ed il riscaldamento dei mari ne causerebbe l'emissione in atmosfera. Inoltre, il riscaldamento dovuto all'aumento della temperatura produce una maggior evaporazione dei mari liberando in atmosfera ulteriori quantità di vapore acqueo, il principale gas serra, accrescendo ulteriormente la temperatura globale e, secondo alcuni ricercatori, aumentando quantità e violenza di piogge ed uragani tropicalizzando il clima.

Guardando al 2011, Secondo l’Emergency Events Database (EM‐DAT), eventi climatici estremi hanno provocato danni economici pari a circa 366 miliardi di dollari. Questa cifra è pari a circa 0,5 per cento del PIL mondiale (USD 79.000 miliardi).

Non da meno la stima delle vittime dei cambiamenti climatici che ogni anno piu’ di 200.000, ed i migranti che sono circa 3 milioni di persone all’ anno che vanno ad ingorgare le città capitali, non pronte alla crescita demografica improvvisa.

E’ sempre più evidente che le alterazioni degli ecosistemi, causate da fattori antropici e cambiamenti climatici hanno avuto e avranno in futuro effetti diretti e indiretti sulla società. Quando si supererano tutti i meccanismi di adattamento, non si ha altra scelta se non quella di migrare in modo temporaneo o permanente. Su queste valutazioni allarmanti è pressoché unanime il consesso scientifico che da anni tenta di condividere, con le maggiori istituzioni internazionali, i risultati delle ricerche sul cambiamento globale del clima, per suggerire soluzioni che permettano la salvaguardia delle generazioni presenti e future.

Nel suo ultimo rapporto del 2007, l’Intergovernmental Panel on Climate Change4, afferma che le attuali concentrazioni di gas clima‐alteranti nell’atmosfera stanno aumentando a un ritmo senza precedenti e che la maggior parte degli aumenti nella media delle temperature globali è molto probabilmente dovuta all’aumento osservato della concentrazione di gas serra causato dall’attività umana.

Il rapporto segnala anche quelli che sono gli effetti maggiormente osservabili dei cambiamenti climatici:

1. I ghiacciai montani e la copertura nevosa sono mediamente diminuiti sia nell’emisfero boreale sia nell’emisfero australe. Lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte di ghiaccio hanno determinato un innalzamento del livello dei mari fra il 1999 e il 2003;

2. La temperatura media dell’Artico è cresciuta quasi al doppio del tasso globale medio degli ultimi 100 anni;

3. Le osservazioni e i dati raccolti tramite satellite mostrano, a partire dal 1978, una riduzione annuale media dei ghiacci artici;

4. A partire dagli anni 80, si è registrato un aumento fino a 3° C delle temperature alla superficie dello strato di permafrost;

5. Su molte grandi regioni sono stati osservati trend a lungo termine dal 1900 al 2005 delle quantità di precipitazioni. Incrementi di precipitazioni sono stati osservati nella parte orientale del Nord e del Sud‐America, in Europa del Nord e in Asia settentrionale e centrale. Al contrario diminuzioni di precipitazioni sono state osservate nel Sahel, nel Mediterraneo, in Africa meridionale e in parte dell’Asia meridionale;

 

6. A partire dagli anni ’70 sono state osservate ondate di siccità più lunghe e di maggiore intensità, particolarmente nelle zone tropicali e sub tropicali;

7. Si è registrata un’intensificazione dell’attività dei cicloni tropicali forti nel Nord Atlantico, correlata con un aumento delle temperature marine tropicali;

8. Negli ultimi 50 anni sono stati osservati ampi cambiamenti delle temperature estreme.

L’ IPCC conclude che la maggior parte degli aumenti nella media delle temperature globali della metà del XX secolo è molto probabilmente5 dovuta all’aumento osservato della concentrazione di gas a effetto serra causato dall’attività umana. Una successiva conclusione è la seguente: poiché la concentrazione e la diffusione geografica, osservate in termini di riscaldamento dell’atmosfera, degli oceani e perdite di masse di ghiaccio riguardano il Nord del mondo – sviluppato e industrializzato ‐ è estremamente improbabile che il cambiamento climatico globale degli ultimi 50 anni possa esser spiegato senza forzanti esterni.

L' IPCC fornisce anche un raggruppamento delle previsioni per macroaree geografiche:

1. Nord America: scioglimento ghiacciai e aumento ondate di calore nelle grandi aree metropolitane;

2. America Latina: scomparsa foresta amazzonica rimpiazzata dalla savana, perdita di biodiversità, riduzione acqua accessibile;

3. Europa: inondazioni, erosioni provocate da alluvioni e tempeste, scomparsa ghiacciai, perdita biodiversità riduzione produzione di grano;

4. Bacino del Mediterraneo: scarsità d’acqua e desertificazioni di superfici sempre più estese con significativi impatti anche sull’agricoltura;

5. Nel Nord Africa e nel Sahel siccità, scarsità d’acqua e degrado dei suoli potrebbero portare a una perdita del 75% delle terre arabili non irrigate. L’innalzamento del livello del mare e la salinizzazione delle terre agricole mette a rischio il Delta del Nilo l’agricoltura di quest’area. Il Corno d’Africa sarà ulteriormente piagato da diminuzione delle piogge e aumento delle temperature con forte impatto su conflitti, degrado ambientale e dinamiche migratorie. Il sud del continente vedrà un aggravarsi della siccità e della conseguente crisi alimentare;

6. In Asia meridionale l’innalzamento del livello del mare colpirà l’habitat del 40% della popolazione dell’area (quelle persone, cioè, che attualmente vivono entro 60 km dalla costa). Stress idrico, crisi alimentare e diffusione di malattie infettive associate ai cambiamenti climatici, ritiro dei monsoni e scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya colpiranno ulteriormente questa parte del continente asiatico. In Asia Centrale il problema maggiore sarà la scarsità d’acqua;

 

7. Artico: ritiro dei ghiacci polari e innalzamento delle temperature. La possibilità di raggiungere e sfruttare gli enormi giacimenti di idrocarburi della zona presenta gravi implicazioni sul piano della sicurezza internazionale.

I disastri ambientali comportano perdite economiche non indifferenti: se nel 1980 le stime delle perdite annuali ammontavano ad alcuni miliardi di dollari, nel 2011 hanno invece superato i 300 miliardi. Stime che però non considerano le perdite di vite umane, del patrimonio culturale e dei servizi eco sistemici che sono difficili da valutare e monetizzare.

Se poi gli eventi climatici estremi colpiscono persone e Stati già particolarmente vulnerabili, le perdite economiche subite innescano un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Per questo motivo è fondamentale che almeno le spese per l'adattamento ai cambiamenti climatici vengano integrate nell'attuale gestione del rischio di catastrofi.

 

 

 

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